
La sorgente è autorevole: secondo ZDNet Adobe avrebbe già fatto sapere ai suoi sviluppatori la cessazione del supporto per Flash Player per i dispositivi mobili, preferendo concentrare gli sforzi sulla piattaforma Adobe Air capace di accogliere le istanze precedentemente assegnate sopra il famigerato software.
Gli aggiornamenti verranno forniti in futuro solo per sicurezza e bug, ma niente di più oltre ciò.
La mossa appare una naturale conseguenza delle prestazioni scarsamente convincenti di Flash su mobile decretata a partire dal bando di Apple che lo aveva rimosso senza appello dai suoi dispositivi e dall’attenzione che Adobe sta rivolgendo, già da qualche tempo, nei confronti di HTML5.
[La bandiera del dispositivo mobile capace di eseguire Flash alla perfezione potrà quindi essere ammainata (si dovranno trovare altri espedienti meno stantii per competere con iOS).]

Microsoft ha fatto la prima demo ufficiale di quello che sarà il nuovo sistema operativo nella discendenza dei Windows: la versione 8 è stata immaginata per prendere completamente le distanze da quanto portato avanti in precedenza dalla progenie del capostipite NT (XP, Vista e Windows7 in cascata) e abbracciare completamente la filosofia dell'hyper-touch, cioè un sistema privo del legame ancestrale con il mouse, attitudine questa che ha fatto la fortuna di ciò che oggi conosciamo come iOS e inaugurato nel 2007 da iPhone prima e proseguito con iPad poi. Non è dato di sapere se questa rappresenti la mossa definitiva verso quella che molti definiscono l'era post-PC, ma se il maggiore produttore di software per dispositivi da piano decide di convertirsi sulla via di Cupertino verso un concetto radicale di mobilità estrema anche su desktop (concetto pur sempre discutibile quello di dovere o volere comunque toccare lo schermo per chi è seduto davanti a una scrivania), forse stiamo davvero allontanandoci dall'idea di continuare a immaginare il nostro computer necessariamente appoggiato sopra una superficie fisica (tavolo o grembo che sia).
La filosofia alla base è quella unificatrice per applicazioni e sistema che funziona perfettamente in ambiente tablet, ma resta l'incognita se questo possa essere di una qualche utilità in ambiente desktop: cosa me ne faccio di una schermata piastrellata sopra il mio computer fisso? resto ore a osservare se qualcuno mi ha inviato aggiornamenti su Facebook o ha mandato messaggi via Twitter? andiamo! su un computer fisso, se ho di queste esigenze, eventualmente utilizzerò dei programmi in background che mi aprono una finestra in popup quando gli aggiornamenti accadono: la logica della tablet è che lo schermo rimane spento per la maggior parte del tempo e quando si accende ci deve essere un sistema (live-tiles o notifiche) che informi l'utente cosa si è perso nel momento in cui la sua attenzione era altrove. Così funziona.

Nell'epoca della musica pre-digitale, Walmart è stato uno dei più grandi venditori d'America di musica su supporto fisico (nastri, CD etc): nel 2004 in virtù dei risultati che Apple cominciava a collezionare sul fronte digitale, il colosso del retail ha deciso di intraprendere la medesima strada con musica venduta seppure in formato compatibile solo con sistemi Windows (WMA) e con diritti di riproduzione bloccati (DRM), come si usava all'epoca.
Nel corso del tempo Apple e qualcun altro pure (Amazon per esempio) sono riusciti a riscattarsi dalla ghigliottina del DRM fornendo file musicali liberi da restrizioni in accordo con le major discografiche, ma non lo stesso è accaduto a Walmart che ha continuato imperterrita sulla via del Windows-only e DRM.
Ora arriva la notizia che il negozio digitale di Walmart chiuderà i battenti il prossimo 29 Agosto evidentemente perché la formula portata avanti per anni risulta essere oggi non più competitiva e/o redditizia.
[Che la storia possa essere un monito anche per coloro che oggi offrono contenuti digitali di altro tipo bloccati? Tanto per non essere poco chiari: ebook ad esempio?]

Google, o chi per lei, in più occasioni ha dato segno di non temere più di tanto qualsiasi eventuale azione legale si dovesse muovere nei suoi confronti in relazione alla violazione di brevetti di proprietà intellettuale sopra Android (anzi qualcuno esplicitamente ha dichiarato la pratica come puro "divertimento legale"), ma è notizia di oggi che il gigante di Mountain View, se in facciata dimostra sicurezza, dietro il cortile comincia comunque a prendere qualche precauzione in più rispetto alle sole dichiarazioni rassicuranti di prammatica dei suoi stimati dirigenti: oggi arriva la notizia di un accordo stipulato con International Business Machines Corp. (IBM) per un allargamento del portfolio brevetti dell'azienda, nell'ottica di riuscire a costruire una solida base a cui evidentemente appoggiarsi in caso di problemi derivanti dall'attacco congiunto nei tribunali dai relativi "concorrenti" in affari.
La giustificazione addotta di un simile operato proviene direttamente da una nota e-mail ufficiale di ieri che fa riferimento alla pratica usuale di molte compagnie tecnologiche di acquisire brevetti ritenuti rilevanti al business complessivo dell'azienda.
[Come dal "divertimento legale" si sia passati in pochi giorni alla "preoccupazione semi-seria" resta un mistero, fatto sì è che di brevetti purtroppo ci sarà molto di cui discutere (anche nell'imminente futuro)]

Quando ci si riferisce ai numeri di vendita, si fa fatica a credere ai dati pubblicati dalle aziende (con il trucco abbondantemente praticato dei dispositivi prodotti, distribuiti oppure venduti), figuriamoci a quelli degli analisti: l'ultima brutta figura in ordine di tempo potrebbe essere collezionata da un fantomatico Strategy Analytics che assegna alle tablet Android la stellare cifra di 4,6 milioni di dispositivi distribuiti (presunti) in Q2/2011 (Apr-Giu) contro i 9,3 milioni di iPad sempre distribuiti (ufficiali) nello stesso periodo, vale a dire un marketshare di 30,1% per Android contro il 61,3% di iOS.
Alé, finalmente un po' di concorrenza in un mercato che fino a qualche mese prima (inizio anno, tre mesi indietro) assegnava a iPad cifre vicine al 95% delle quote di mercato (con valori di vendita assolutamente di grande rilievo, vista la disponibilità procrastinata di settimane per l'assenza di pezzi prodotti sufficienti a soddisfare la domanda).