
La sorgente è autorevole: secondo ZDNet Adobe avrebbe già fatto sapere ai suoi sviluppatori la cessazione del supporto per Flash Player per i dispositivi mobili, preferendo concentrare gli sforzi sulla piattaforma Adobe Air capace di accogliere le istanze precedentemente assegnate sopra il famigerato software.
Gli aggiornamenti verranno forniti in futuro solo per sicurezza e bug, ma niente di più oltre ciò.
La mossa appare una naturale conseguenza delle prestazioni scarsamente convincenti di Flash su mobile decretata a partire dal bando di Apple che lo aveva rimosso senza appello dai suoi dispositivi e dall’attenzione che Adobe sta rivolgendo, già da qualche tempo, nei confronti di HTML5.
[La bandiera del dispositivo mobile capace di eseguire Flash alla perfezione potrà quindi essere ammainata (si dovranno trovare altri espedienti meno stantii per competere con iOS).]

Inutile girarci intorno a lungo, Steve Jobs è stato il più grande talento che la storia della invenzioni annoveri (Tesla a parte) perché è riuscito a sconvolgere completamente i modi di vivere di molta della popolazione attualmente fisicamente allocata in una qualche parte del globo, oltre a costringere a rivedere in modo radicale i piani e gli obiettivi di più di una azienda del pianeta per adeguarsi ai nuovi standard introdotti dagli uomini alle sue dipendenze che realizzavano beni e dispositivi secondo i suoi piani.
Steve Jobs è riuscito a stravolgere in pochi mesi a prassi stabilizzate per decenni sia nell'ambito della maniera in cui ascoltiamo la musica, comunichiamo e ci relazioniamo con gli altri nostri simili.
Prima del Macintosh per accedere a un computer l'unica via era quella di utilizzare una tastiera davanti a uno schermo nero e una stringa di shell che aspettava i comandi pulsando in maniera ritmica.
Prima dell'iPod, la musica si acquistava nei negozi e si poteva portare in giro al massimo con l'ausilio di piattelle più grandi della dimensione di un CD-ROM che imponevano di farsi carico inoltre della relativa cartucciera di scorta al seguito, con la caratteristica principale (sperimentata da chiunque li abbia utilizzati almeno una volta) di contenere sempre tutta la musica presumibilmente capace di coprire a priori ogni esigenza di ascolto in mobilità, ma non per quel singolo disco dimenticato immancabilmente a casa e del quale in quel momento non se ne poteva fare a meno.
Prima dell'iPhone, era già tanto se con un telefono cellulare si riusciva a leggerci alla bene e meglio una qualche E-Mail, non prima di avere effettuato settaggi degni del miglior manuale di istruzioni della NASA, perché navigare era davvero impossibile (era in voga il protocollo wap per i dispositivi mobili, che ridere).
Prima dell'iPad per accedere a quello di cui avevi bisogno nel corso della giornata dovevi andare prima all'edicola, chiedere a un qualche collega di farti inviare per fax quel documento che avevi dimenticato in ufficio, andare in libreria per vedere se il libro che avevi ordinato era arrivato, andare in drogheria.. no, scusate in drogheria ci devo continuare a andare fisicamente anche se ho l'iPad, ma volendo se qualcuno mi fornisce un servizio di consegna a domicilio posso anche fare la mia spesa dalla tablet.
E' vero, non nascondiamoci dietro a un dito, tra le tante innovazioni proposte resta comunque una pecca irrisolta per il nostro eroe: quella di non avere costruito un qualche dispositivo che oltre a esserci utile sul fronte delle comunicazioni e del divertimento ci faccia anche il caffè quando ne abbiamo voglia, ma, andiamo Steve, il caffè, non so a te, ma a noi piace.
Addio Steve, e grazie per tutto il pesce.

Microsoft ha fatto la prima demo ufficiale di quello che sarà il nuovo sistema operativo nella discendenza dei Windows: la versione 8 è stata immaginata per prendere completamente le distanze da quanto portato avanti in precedenza dalla progenie del capostipite NT (XP, Vista e Windows7 in cascata) e abbracciare completamente la filosofia dell'hyper-touch, cioè un sistema privo del legame ancestrale con il mouse, attitudine questa che ha fatto la fortuna di ciò che oggi conosciamo come iOS e inaugurato nel 2007 da iPhone prima e proseguito con iPad poi. Non è dato di sapere se questa rappresenti la mossa definitiva verso quella che molti definiscono l'era post-PC, ma se il maggiore produttore di software per dispositivi da piano decide di convertirsi sulla via di Cupertino verso un concetto radicale di mobilità estrema anche su desktop (concetto pur sempre discutibile quello di dovere o volere comunque toccare lo schermo per chi è seduto davanti a una scrivania), forse stiamo davvero allontanandoci dall'idea di continuare a immaginare il nostro computer necessariamente appoggiato sopra una superficie fisica (tavolo o grembo che sia).
La filosofia alla base è quella unificatrice per applicazioni e sistema che funziona perfettamente in ambiente tablet, ma resta l'incognita se questo possa essere di una qualche utilità in ambiente desktop: cosa me ne faccio di una schermata piastrellata sopra il mio computer fisso? resto ore a osservare se qualcuno mi ha inviato aggiornamenti su Facebook o ha mandato messaggi via Twitter? andiamo! su un computer fisso, se ho di queste esigenze, eventualmente utilizzerò dei programmi in background che mi aprono una finestra in popup quando gli aggiornamenti accadono: la logica della tablet è che lo schermo rimane spento per la maggior parte del tempo e quando si accende ci deve essere un sistema (live-tiles o notifiche) che informi l'utente cosa si è perso nel momento in cui la sua attenzione era altrove. Così funziona.

La notizia che maggiormente ha fatto scalpore la scorsa settimana è stata quella del ritiro di TouchPad dal mercato da parte di HP a soli pochi giorni dalla relativa disponibilità pubblica: come può accadere una cosa del genere? come mai HP non è riuscita a portare avanti un progetto cui credeva da tempo e sul quale aveva puntato molto?
Una prima spiegazione potrebbe essere quella del ritardo con cui il dispositivo è stato immesso sul mercato rispetto ai dispositivi della concorrenza (iPad in primis e tablet Android poi): se questo fosse vero, non è dato di sapere ora in che modo potrebbe quindi trovare una propria collocazione Windows (e derivati) con Microsoft che alla data odierna non ha ancora alcuna strategia di rilascio ufficiale ben definita del prodotto; inoltre, se il ritardo fosse una ragione, ovviamente tutti sono in ritardo per principio rispetto a iPad perché i primi dispositivi del genere sono usciti almeno un anno dopo al lancio di Apple, e quindi le possibilità di riuscita nel breve periodo sarebbero molto limitate per chiunque decidesse di puntare su una qualche prodotto simile (se perdi tempo e risorse a costruire una tablet, non la ritiri dopo due mesi).
HP puntava molto sul prodotto di computer portatile a schermo, sia quando presentò il primo prototipo di slate con Windows7 caricato sopra prima del lancio ufficiale di iPad (poi frettolosamente abbandonato non appena cominciarono i primi riscontri negativi per un SO derivato integralmente da quello per i PC e scarsamente funzionale sopra dispositivi sensibili al solo tatto), sia quando decise di acquistare WebOS da Palm per garantirsi uno sviluppo coerente di software e hardware (alla Apple). Capire le motivazioni del successo degli altri non sempre conduce a una strategia di successo quando le variabili da includere nel processo sono molteplici e di diversa natura: anche se ti realizzi la tablet per tuo conto, poi dovrai trovare il modo di promuoverla e venderla al pubblico e senza una tua propria struttura di vendita sul territorio ormai statificata (come è quella di Apple), evidentemente l'impresa non è poi agevole nei fatti come potrebbe sembrare prima sulla carta.

Nell'epoca della musica pre-digitale, Walmart è stato uno dei più grandi venditori d'America di musica su supporto fisico (nastri, CD etc): nel 2004 in virtù dei risultati che Apple cominciava a collezionare sul fronte digitale, il colosso del retail ha deciso di intraprendere la medesima strada con musica venduta seppure in formato compatibile solo con sistemi Windows (WMA) e con diritti di riproduzione bloccati (DRM), come si usava all'epoca.
Nel corso del tempo Apple e qualcun altro pure (Amazon per esempio) sono riusciti a riscattarsi dalla ghigliottina del DRM fornendo file musicali liberi da restrizioni in accordo con le major discografiche, ma non lo stesso è accaduto a Walmart che ha continuato imperterrita sulla via del Windows-only e DRM.
Ora arriva la notizia che il negozio digitale di Walmart chiuderà i battenti il prossimo 29 Agosto evidentemente perché la formula portata avanti per anni risulta essere oggi non più competitiva e/o redditizia.
[Che la storia possa essere un monito anche per coloro che oggi offrono contenuti digitali di altro tipo bloccati? Tanto per non essere poco chiari: ebook ad esempio?]