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Perché ritirare TouchPad dal mercato solo a un paio di mesi dal lancio?

Submitted by TechTop on Lun, 22/08/2011 - 12:42
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Perché ritirare TouchPad dal mercato solo a un paio di mesi dal lancio

La notizia che maggiormente ha fatto scalpore la scorsa settimana è stata quella del ritiro di TouchPad dal mercato da parte di HP a soli pochi giorni dalla relativa disponibilità pubblica: come può accadere una cosa del genere? come mai HP non è riuscita a portare avanti un progetto cui credeva da tempo e sul quale aveva puntato molto?
Una prima spiegazione potrebbe essere quella del ritardo con cui il dispositivo è stato immesso sul mercato rispetto ai dispositivi della concorrenza (iPad in primis e tablet Android poi): se questo fosse vero, non è dato di sapere ora in che modo potrebbe quindi trovare una propria collocazione Windows (e derivati) con Microsoft che alla data odierna non ha ancora alcuna strategia di rilascio ufficiale ben definita del prodotto; inoltre, se il ritardo fosse una ragione, ovviamente tutti sono in ritardo per principio rispetto a iPad perché i primi dispositivi del genere sono usciti almeno un anno dopo al lancio di Apple, e quindi le possibilità di riuscita nel breve periodo sarebbero molto limitate per chiunque decidesse di puntare su una qualche prodotto simile (se perdi tempo e risorse a costruire una tablet, non la ritiri dopo due mesi).
HP puntava molto sul prodotto di computer portatile a schermo, sia quando presentò il primo prototipo di slate con Windows7 caricato sopra prima del lancio ufficiale di iPad (poi frettolosamente abbandonato non appena cominciarono i primi riscontri negativi per un SO derivato integralmente da quello per i PC e scarsamente funzionale sopra dispositivi sensibili al solo tatto), sia quando decise di acquistare WebOS da Palm per garantirsi uno sviluppo coerente di software e hardware (alla Apple). Capire le motivazioni del successo degli altri non sempre conduce a una strategia di successo quando le variabili da includere nel processo sono molteplici e di diversa natura: anche se ti realizzi la tablet per tuo conto, poi dovrai trovare il modo di promuoverla e venderla al pubblico e senza una tua propria struttura di vendita sul territorio ormai statificata (come è quella di Apple), evidentemente l'impresa non è poi agevole nei fatti come potrebbe sembrare prima sulla carta.

Le tablet altre-da-iPad non vanno bene come gradimento di mercato: le vendite di coloro che hanno immesso dispositivi sul mercato non sono stellari anche a distanza di mesi dal rilascio: riescono a malapena a reggere una sussistenza minima per non sparire del tutto dagli scaffali. Nel caso di Android la ragione potrebbe risiedere nella scelta di chiudere (in tutti i sensi) Honeycomb a nient'altro che non fosse tablet, lasciando così poca scelta a gli sviluppatori di software di terze parti di attendere il rilascio di un sistema operativo universale (compatibile cioè anche con i telefoni) per pensare a un qualche ulteriore adattamento di quanto già realizzato in ambito di smartphone.
Per BlackBerry la motivazione è analoga perché lo sviluppo di software per tablet implica una riscrittura totale di quanto realizzato per telefono con dispendio notevole di energie e tempo per arrivare alla soluzione (anche la non disponibilità di client E-Mail e sync per contatti sul dispositivo aiuta nella scelta di scarsa attività di sviluppo esterno).
Quindi tempistica e disponibilità software sembrano essere fondamentali per un prodotto assolutamente non necessario (le tablet non sono telefoni con i quali tutti devono avere continuamente a che fare su base quotidiana).
Ma solo un paio di mesi sul mercato? Ovvia!
Certamente la scelta di HP è stata troppo frettolosa: è inutile puntare su un dispositivo, promuoverne lo sviluppo in maniera così massiccia per così tanto tempo e poi abbandonare tutti dopo pochi giorni, ma c'è un altro problema recente cui HP deve fronteggiare, ben più grave dell'abbandono del progetto tablet: il mercato dei PC sta morendo e non solo per l'avvento dei dispositivi portatili: il PC muore perché la concorrenza è talmente elevata per prodotti di base che la spinta verso il basso dei prezzi conduce a margini di guadagno per i produttori sempre più esigui tali da non essere nemmeno più conveniente immaginare di dover produrre per un mercato con simili premesse. Oggi è possibile acquistare un PC con processore dual-core e disco da 320GB a un prezzo di poco superiore ai 200 euri (IVA compresa!!!) purché non abbia la gogna di Windows SO caricato sopra (freeDOS aiuta i volenterosi e un bel reset su linux è in grado di soddisfare tutte le ulteriori esigenze del caso). Se poi si volesse affrontare il mercato di fascia medio-alta, ritornerebbe ancora la concorrenza con prodotti Apple ben più solidi e affidabili di quanto potrebbe essere qualsiasi altro Windows a tali fasce di prezzo.
E allora? come uscirne fuori? Una solida soluzione in ambito computer appare esser oggi quella di puntare sui prodotti aziendali (stai a vedere che IBM ci ha azzeccato anche questa volta?) con servizi correlati (cloud-based) sui quali poter fare profitti ben maggiori rispetto all'asfittico mercato dei PC di casa: la nuova frontiera dei grandi produttori di computer potrebbe passare attraverso la realizzazione di impianti professionali forniti con tutti gli optional del caso, sia per un mercato di piccole entità (aziende con pochi dipendenti) che per i grandi data-center mondiali (la recente mega-farm Apple della Carolina del Nord sembrerebbe essere stata costruita proprio su prodotti HP, fatto questo che potrebbe aver indotto HP a pensare che aziende tipo Apple è meglio averle come clienti piuttosto che come concorrenti).
[Sempre che anche in questo ambito non arrivi una qualche solida offerta speciale a scombinare gli equilibri e a buttare giù i prezzi di nuovo, ma in ambito cloud è difficile ipotizzare situazioni del genere perché una caduta di prezzi potrebbe compromettere la qualità dei servizi forniti e quindi la ragione stessa di esistere per servizi di elaborazione remoti]
L'abbandono di TouchPad sotto questo punto di vista appare essere quindi un segnale chiaro che HP lancia al mondo dei produttori da interpretare come sintomo di un mercato che sta cominciando a subire una svolta epocale, come non si aveva dal giorno in cui il primo Personal Computer aveva fatto la sua spocchiosa comparsa nei negozi delle grandi distribuzioni: reinterpretarsi e rinnovarsi è l'unico modo rimasto per non morire abbandonati da tutti?

(Photo by Don DeBold)
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