Per quanti pensino che l'industria audiovisiva trovi modo soltanto negli ultimi tempi per sferrare i suoi attacchi nei confronti dei violatori di copyright, si replica un articolo apparso sul
New York Times del
1897 in cui si riporta tutta l'indignazione manifestata dall'associazione degli
American publisher per la caduta del 50-percento del business legittimo delle vendite di edizioni musicali a causa dei soliti pirati di copyright in giro per il mondo (all'epoca il Canada riusciva a rappresentare adeguatamente le proprie istanze nel settore).
Basterebbe semplicemente sostituire "
Canadesi" con "
Svedesi" per ritrovare, pressoché intatti, i fasti dei tempi che furono perfettamente applicati a quanto leggiamo in questi giorni in ambiti del tutto simili.
I dati riportati sono di tutto interesse: all'epoca il danno stimato era dell'ordine di 5 milioni di copie non distribuite nel solo mese di Maggio in quanto i
pirati vendevano le proprie repliche a valori di 2/5 cent a fronte dei 20/40 cent richiesti dai legittimi titolari dei diritti: in considerazione del fatto che la musica all'epoca utilizzava il canale della posta ordinaria per la propria diffusione si escogitò l'espediente dell'obbligo, per le autorità dell'Ufficio Postale, di rispedire al mittente qualsiasi missiva contenesse indicazioni relative alle violazioni accertate, senza che il destinatario potesse ricevere indietro il denaro già corrisposto per la ricezione del plico.
Inserisci Un Commento